Marc Chagall – Ricordo del Flauto magico – 1976 – Tempera, olio e segatura su tela, 113,5×194,8 cm Collezione privata © Marc Chagall, by SIAE 2025
Ferrara celebra Marc Chagall: al Palazzo dei Diamanti si sta svolgendo una grande mostra con 200 opere, alcune delle quali presentate per la prima volta in Italia.
Fino all’ 8 Febbraio 2026 la grande esposizione “Chagall, testimone del suo tempo” riunisce dipinti, disegni e incisioni provenienti da collezioni internazionali.
La mostra, prodotta e organizzata da Fondazione Ferrara Arte e Arthemisia, a cura di Paul Schneiter e Francesca Villanti, dedica particolare attenzione al ruolo dell’artista come testimone del Novecento ricordandoci che l’arte può essere un ponte tra diversi mondi.
Nel laboratorio segreto di Marc Chagall il tempo sembra sottrarsi alle leggi della fisica. Volti amati, luoghi dell’infanzia, simboli della tradizione diventano memoria che si rinnova, trasformandosi in una esperienza collettiva dove storia personale e universale si riflettono.
Il percorso espositivo segue l’intera vita del pittore dividendo la mostra in 10 sezioni: l’esordio, il soggiorno parigino, l’esilio forzato negli Stati Uniti e il ritorno in Europa.
Nella prima sezione -Eterna memoria- si può notare come Marc Chagall voglia mantenere vive le sue radici russe/ebraiche trasformandole in un linguaggio visivo che lo accompagnerà per sempre: cupole ortodosse, casette di legno, rabbini musicisti sui tetti e la costante presenza di animali, elementi che diventano reliquia della sua giovinezza e presenza viva che continua a generare bellezza.
La seconda sezione -Le favole di La Fontaine: la consacrazione- celebra la vita parigina dell’artista e il suo ingresso nel phanteon dell’arte europea.
Nella terza sezione, il dipinto Exodus mostra come Chagall utilizzi i racconti biblici per interpretare eventi contemporanei.
La quarta sezione ci parla del suo ritorno a Parigi dopo il suo esilio americano. Il ritorno nella capitale segna una nuova fase creativa tra memoria e modernità.
Il volto umano non è mai un dato univoco, dietro al sorriso di un clown si nasconde la fatica dell’esistere, dietro l’acrobazia la precarietà della vita. Le maschere dei circensi diventano così rivelazioni, paradossalmente più vere di qualsiasi realismo.
La quinta sezione dà forma così a questa complessità emotiva.
Nelle sue opere Chagall non cerca la tecnica perfetta, cerca quella giusta, quella che possa dare vita alle sue forme visive. Ogni supporto viene scelto per le sue proprietà specifiche: carta, tela, masonite diventano strumenti per esprimere un linguaggio che si arricchisce attraverso una sperimentazione costante.
La sesta sezione è la trasposizione del dialogo che ha con la materia e proprio attraverso le opere esposte emerge tutta la ricchezza di questa operazione.
La settima sezione ci mostra un incontro speciale tra il pittore e il Mediterraneo.
Marc Chagall trovò nel sud della Francia lo spunto ideale per creare un nuovo vocabolario visivo plasmato dal colore e dalla luce.
“Per me una vetrata è una barriera trasparente tra il mio cuore e il cuore del mondo”
ed è infatti, proprio nell’ottava sezione, che troviamo le vetrate di Chagall.
La nona sezione “il giardino che non esiste” si apre davanti alle opere a tema floreale, immagini che celebrano la bellezza della natura e una profonda esplorazione dell’identità artistica.
Dopo anni di guerra l’artista affida a una colomba bianca il suo messaggio di pace. Ecco la decima sezione, la pace consacra Chagall come testimone del suo tempo.
La bellezza può ancora vincere sulla distruzione e l’immaginazione può ancora costruire mondi nuovi.
Sebastian Kamilaris
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